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Roma antica - Le stranezze di Nerone |
Stranezze
di un antico imperatore romano!! La storia così racconta
Imperatore
romano dal 54 al 68 d.C., figlio di Gneo Domizio Enobarbo e di Agrippina Minore, pronipote
di Augusto, mutò il suo nome di Lucio Domizio Enobarbo in quello di Nerone Claudio
Cesare, dopo che sua madre ebbe sposato lo zio Claudio e ottenuto da lui che lo adottasse,
con l' intento di farne il successore. Sotto la guida del filosofo Seneca, Agrippina gli
spianò la via al potere dandogli in sposa Ottavia, figlia di Claudio e insediando nelle
cariche più importanti uomini di sua fiducia. Infine, quando Claudio morì, ella operò
in modo che il figlio venisse eletto imperatore dai pretoriani, senza contrasti.
Conseguito il potere a diciassette anni, Nerone si trovò ben presto in conflitto
con la madre, che intendeva servirsi di lui come di uno strumento per soddisfare la sua
avidità di dominio. A contenerne lingerenza gli furono di aiuto il prefetto del
pretorio, Afranio Burro e Seneca, che indirizzarono l' azione di governo a criteri di più
oculata moderazione, tanto che i primi cinque anni del principato di Nerone furono
considerati uno dei periodi più felici dell' Impero. Restituita parte della pubblica
amministrazione al senato e assicurata la difesa delle frontiere, si provvide ad
alleggerire le tasse, a proteggere i provinciali dalle esosità dei pubblicani e ad
esercitare la giustizia con particolare clemenza. Il benefico influsso dei due
consiglieri, che gli lasciavano sfogare tutte le passioni purché si lasciasse guidare nel
governo dello Stato, si scontrava con il risentimento di Agrippina che cercava di
riprendere lautorità sul figlio distratto anche dall'amore, prima per la liberta
Atte, poi per la bella Poppea Sabina. L'uccisione di Agrippina, avvenuta presso Baia nel
59 e che parve a Seneca, se non a Burro, una necessità per la sicurezza dello Stato, se
da una parte fu per Nerone la liberazione da una soggezione politicamente dannosa,
dall'altra costituì l'inizio di un governo dispotico, passato nella tradizione come uno
dei più vergognosi che Roma abbia avuto. Sentendosi finalmente nelle mani il potere,
Nerone soddisfece anzitutto al capriccio di sposare Poppea, divorziando da Ottavia che,
relegata a Pandataria venne in seguito uccisa, riprese i processi di lesa maestà e fece
della confisca di patrimoni privati una normale fonte di danaro e, alla morte di Burro lo
sostituì con Ofonio Tigellino, individuo senza scrupoli, così da indurre Seneca a
rinunciare al compito di consigliere.
Quando nel 64 un vasto incendio distrusse buona parte di Roma, nella ricostruzione della
città secondo un nuovo piano regolatore, egli volle che sull'Esquilino si innalzasse una
reggia di splendore inusitato, la ben nota Domus Aurea. Ciò che contribuì a sospettarlo
dellincendio fu il fatto che in una folle esaltazione ne aveva goduto dall'alto di
una torre, cantando sulla cetra la distruzione di Troia, che l'incendio fosse stato
provocato da lui stesso. La crescente crudeltà (nel 65 l'imperatore uccise Poppea incinta
con un calcio al ventre), lo spreco del pubblico danaro, le vanitose stravaganze che
avvilivano la dignità imperiale, nonché un diffuso senso di paura, gli suscitarono
contro una viva opposizione, soprattutto di alti ufficiali, di nobili e di uomini di
cultura. A una prima cospirazione, seguì una seconda a Benevento, pure repressa nel
sangue e alla quale dovette aver preso parte anche Domizio Corbulone, costretto più tardi
a darsi la morte. La paura di venire assassinato diventò allora l'incubo di Nerone, che
inasprì il regime di terrore e cercò sempre più negli applausi del popolo, allettato da
abbondanti distribuzioni di grano, e nell'appagamento di nuovi piaceri, l'esaltazione del
potere. Sposato a Statilia Messalina e lasciato a Roma come reggente il liberto Elio, nel
66, soddisfacendo a un'antica aspirazione, fece un viaggio in Grecia. Qui partecipò da
trionfatore a gare di ogni sorta, in particolare equestri e poetiche, nelle città più
famose per i giochi (Delfi, Olimpia, ecc ). Quando ritornò a Roma, dopo aver dato la
libertà alla Grecia, trasformandola da provincia a Stato federato, trovò che la lunga
assenza aveva reso la sua già precaria situazione del tutto insostenibile per l'aperta
ribellione di alcune delle più importanti province. Privo ormai anche del sostegno dei
pretoriani per il tradimento di Tigellino e di Ninfidio Sabino e dichiarato nemico
pubblico dal senato, dopo aver cercato scampo nella fuga, Nerone si nascose nella villa
del liberto Faonte dove si uccise con l'aiuto del suo segretario Epafrodito, più volte
lamentando che con lui periva un grande artista. Aveva trentun anni e con la sua morte,
per l'estinzione della famiglia Giulio-Claudia, si apriva la prima grave crisi della
successione all'Impero.
E questa la storia, divenuta nota a tutti, della vita e della politica del grande
Nerone.
Ma sulla sua figura circolano numerose stranezze e certe leggende superano di gran lunga
la più fervida immaginazione
nel Medio Evo si narrava che il più grande cruccio di Nerone fosse il non poter
partorire un figlio, così un giorno ingiunse ai medici di scoprire una cura miracolosa
per favorire una sua gravidanza. Costoro, per evitare lira dellimperatore e la
conseguente condanna a morte, gli fecero ingerire nientemeno che un girino. Il girino
crebbe nello stomaco e divenne una rana, successivamente partorita (chissà se
dopo nove mesi o prima) dallimperatore per mezzo di una potentissima purga. Per
festeggiare il lieto evento Nerone organizzò una grande parata. La rana venne posta su un
carro doro e dargento e fatta girare per Roma, scortata da una nutrice e da
quindici nobili. I cittadini dellUrbe sinchinavano al passaggio del carro,
venerando la rana come limperatore. Tutto filò liscio finché il corteo raggiunse
le rive del Tevere. La ranocchia, evidentemente non felice delle sue origini patrizie,
sentì il richiamò dellacqua. Con un balzo si tuffò nel fiume e riabbracciò il
suo habitat naturale, scomparendo per sempre.
La sua passione per l'arte drammatica e per i giochi, unita a un desiderio persino puerile
di fama, lo spinse a prodursi sui palcoscenici come poeta e musico, a scendere nei circhi
quale auriga per inebriarsi di vittorie e di applausi espressamente preparati, e a
istituire i giochi iuvenali e neroniani all'uso greco. Si racconta che prima di salire sul
palco egli era solito nutrirsi di farro, in quanto sosteneva che lortaggio era in
grado di curare la sua voce, che riteneva da gran poeta e cantore e fu per questo definito
il Porrofago.
Furono quindi numerose le stranezze che costellarono la sua vita, e la sua fama scellerata
accompagnò la sua esistenza bizzarra e stravagante.
(Chiara Nardis)
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