Musica

 



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Rassegne - Il solito Sanremo...

C’è chi lo ama e chi lo odia. Nonostante tutto, nel bene o nel male, è sempre al centro dell’attenzione. È il Festival di Sanremo, evento affascinante ma anche controverso.
Evento perché non è soltanto una gara canora ma un vero e proprio fenomeno di costume in cui la musica, ahimé, finisce per diventare mero contorno.
Affascinante, perché vuoi o non vuoi, ogni anno, sebbene si dica che il Festival sia alla frutta, c’è qualcosa che suscita l’interesse non solo del pubblico, della stampa e dei media, ma anche della politica.
E la 57ª edizione, da poco conclusasi, ha coinvolto il governo italiano più che mai: motivo di polemiche gli esagerati compensi dei conduttori, Michelle Hunziker in primis, che hanno indignato tanto i parlamentari, come la senatrice di F.I. Maria Buroni Procaccini, che ha chiesto chiarimenti al ministro dell’Economia Padoa-Schioppa, quanto il premier, Romano Prodi, dichiaratosi assolutamente contrario agli ingaggi esorbitanti.
Che strano, almeno stavolta la politica del belpaese si è trovata d’accordo su qualcosa!
Uno degli elementi più attraenti di Sanremo è il suo aspetto controverso: sì, perché se al Festival non ci fossero delle contraddizioni interne nessuno ne parlerebbe.
O, almeno, l’interesse finirebbe in un batter d’occhi.
Ed invece, sebbene la manifestazione della città dei fiori sia finita da giorni, si continua a discutere dei suoi aspetti più pungenti, come lo scontro tra Baudo, il Pippo nazionale, e Del Noce, direttore di Raiuno, in merito al futuro del Festival, probabilmente affidato a Paolo Bonolis. Tutto ciò malgrado gli ottimi ascolti registrati quest’anno.

E, come sempre, la musica si fa da parte. Eppure dovrebbe essere la protagonista assoluta.
Ma ormai non c’è da stupirsi che sia così: ogni edizione di Sanremo, da quelle del passato a quelle più recenti, è ricordata per tutto, tranne che per le canzoni.
Come del passato si ricordano il playback di Bobby Solo (il primo nella storia del Festival) e il finto pancione della Bertè, così di quest’anno, c’è da scommettersi, si ricorderanno le 500 rose rosse regalate da Cassano alla Hunziker o l’ostracismo di Baudo nei confronti delle giurie di qualità, ree di esprimere giudizi non in linea con i suoi.

Non c’è da meravigliarsi neppure che le vendite dei dischi degli artisti in gara siano fiacche: sono anni, ormai, che il mercato discografico italiano è in crisi.
A questo si aggiunge il fatto che le canzoni presentate al Festival rispecchiano ben poco la realtà musicale del nostro paese: un brano come quello di Albano, per esempio, classificatosi al secondo posto, non venderà mai quanto Zucchero, Tiziano Ferro o Elisa.
E questo la dice lunga sulla scarsa corrispondenza tra i gusti della gente e gli artisti proposti da Sanremo. In realtà occorre fare una distinzione all’interno del pubblico stesso, tra adulti e giovani. Perché alla fine, quando non scaricano la musica da internet, sono questi ultimi che comprano di più i dischi. E le loro preferenze non vanno di certo a Piero Mazzocchetti o a Tosca.
C’è da giurare che i pochi che avranno un successo commerciale (che, del resto, già hanno) saranno gli Zero Assoluto, Daniele Silvestri, Paolo Meneguzzi e i Velvet.
E il vincitore? Quest’anno è toccato a Simone Cristicchi, cantautore romano, per altro caro ai giovani, giunto al successo con “Vorrei cantare come Biagio” e presentatosi al Festival con un pezzo impegnato, “Ti regalerò una rosa”, pluripremiato dalle giurie e lodato dalla critica.
Di solito, chi vince la gara poi non bissa il successo nelle vendite. Vedremo se anche stavolta si confermerà questo trend.

(Paola F.G. Petillo)