Società

 



 

Italia - Un calcio allo sport

E' sempre la stessa storia. Che sia in Italia, in Inghilterra, in curva, in tribuna, ai cancelli, sembra non ci sia calcio senza violenza. Le "botte di Pasqua" sono il nuovo modo per santificare una vittoria o una sconfitta nel periodo delle feste. Questa volta la questione è internazionale, con il botta e risposta tra il governo inglese e quello italiano, impegnati a difendere le proprie istituzioni piuttosto che condannare gli ormai canonici scontri in seguito ad una partita di calcio. Che ormai non può più essere vista come tale. Il ferimento di undici tifosi del Manchester durante gli scontri tra questi ultimi e la polizia locale hanno una sola chiave di lettura, indipendentemente dalle opinioni che possono avere i vari Serra, Amato, Blair o chi per loro. E la chiave è il trend che vede coinvolti tutti, e dico tutti, i tifosi, gli sportivi, i calciatori, i dirigenti, i presidenti, le forze dell'ordine, i ministri e i consiglieri. Lo stesso trend che ha portato ai gravissimi fatti accaduti poco più di due mesi fa a Catania, per i quali il mondo del calcio si è fermato sdegnato per la morte di Filippo Raciti, salvo poi ricominciare esattamente da dove si era interrotto. Perchè la corsa al denaro non la fermi con un morto, non la fermi con undici feriti, non la fermi mai. Perchè conta di più la difficoltà a rinviare due partite consecutive piuttosto che la vita di una persona. E allora parte il carosello delle trasmissioni, rapide ad azzannare la preda come le iene si cibano della carcassa abbandonata dal leone. Un bestiario di opinionisti e addetti ai lavori che analizza il come, il quando e il dove. Trascurando appositamente il perchè. La risposta la saprebbe dare un bambino. Ma data da un adulto, scandalizzerebbe l'umanità intera, che non accetterebbe di sentir pronunciate verità che tutti sanno, ma a cui nessuno vuol pensare. Fanno impressione le immagini dei colpi inferti dai celerini ai tifosi inglesi, fanno impressione le azioni e le reazioni dei tifosi inglesi verso i celerini. Ma la cosa più assurda è lo stato in cui versano i sostenitori del Manchester, palesemente obnubilati nei sensi da Bacco, primo nemico della ragione. Il quesito, da rivolgere ai responsabili, riguarda il modo in cui queste persone abbiano avuto la possibilità di consumare litri di alcol (come testimonia la montagna di lattine vuote nei pressi del settore ospiti) nonostante il divieto di vendita imposto dal prefetto per l'intero Comune di Roma. Non bastano alcuni giorni di chiusura per i trasgressori. Non bastano i ritiri delle licenze. La questione etica va oltre una punizione che risulterebbe comunque misera in confronto al danno recato. E chi ne fa le spese è il calcio, in una sfida tra i creatori di questo sport e chi lo ha fatto proprio nel corso degli anni, dimostrandosi, di recente, il migliore in campo, ma il peggiore fuori. Non c'è più ragione, non c'è più morale. C'è solo l'interesse di chi mira al guadagno, indipendentemente dai mezzi per ottenerlo. La ferita è profonda, l'emorragia inarrestabile. E non basterà un minuto di silenzio nel momento in cui ci si accorgerà che si è raggiunto il punto di non ritorno.

(Cristiano Buffa)