Pellicci Armando nullafacente,
Fioretti Bruno indossatore e Felice Roversi parcheggiatore. A primo impatto sembrano dei
nomi anagrafici di gente qualunque, ma in realtà rappresentano una sorta di mito
cinematografico passato alla storia soprattutto grazie ai soprannomi dei primi due, er
Pomata e Mandrake, al secolo Enrico Montesano e Gigi Proietti (il parcheggiatore Felice
era interpretato da Francesco de Rosa). Come avrete già capito il titolo inequivocabile
della pellicola in questione è Febbre da Cavallo, uscito nelle fumose sale
cinematografiche di un tempo nel 1976 senza riscuotere quei grandi consensi che sono poi
arrivati con circa quindici anni di ritardo. Era lepoca dei violenti
polizieschi caratterizzati dagli sceriffi italiani o dai giustizieri
improvvisati; era anche lepoca delle commediole allitaliana, dove imperversava
una profonda demenzialità abbinata quasi sempre ad uno scenario ricco di procaci e
provocanti fanciulle di poco vestite.
Quindi Febbre da Cavallo si mischiò allingente massa di pellicole in circolazione,
senza che nessuno si accorgesse della sua piacevole vena ironica, in cui orbitavano i tre
protagonisti, ma non solo, e soprattutto senza apprezzare quello spaccato di una Roma che
ovviamente non cè più e che metteva in risalto unarte del
sopravvivere, fantasiosa, geniale e improvvisata, tipica dei Romani de Roma. Con il
passare del tempo, termini come
è una Mandrakata oppure il
sorriso magico sono entrati a far parte del gergo comune, sottolineando come
questa operazione nostalgica di riscoperta e di rivalutazione di vecchie pellicole
testimoni lattuale pochezza del nostro cinema, che non riesce più a farci divertire
ed è costretto ad inventarsi improbabili Natali in giro per il mondo.
La trama del
film è ormai nota, con i tre protagonisti sempre alla ricerca di soldi e polli da
spennare per poter scommettere sugli amati cavalli. Il loro obiettivo principale è il
mitico Manzotin (il macellaio che in realtà si chiama Rinaldi Otello) per cui
confezionano una geniale truffa da 100 mila lire, in cui er Pomata diventa un nobile
napoletano e Mandrake un inquietante maggiordomo di nome Gregorio. Il gioco per loro è
una vera malattia, i cavalli una reale ossessione, tanto che il povero Mandrake quando
perde (ovvero sempre) non riesce ad esprimere la sua virilità con la sua compagna
Gabriella (una brava Catherine Spack), che
stanca della situazione si rivolge ad una maga che le predice una tris improbabile,
caratterizzata dai cavalli più brocchi dItalia. Gabriella la suggerisce
a Mandrake, che prima la deride, poi quasi convinto prende i soldi per giocarla e alla
fine li utilizza per scommettere in società con i suoi amici/soci. Mandrake perde anche
questa volta, in quanto esce la tris suggerita dalla maga, ma non sa che Gabriella, non
fidandosi, ha puntato per conto proprio sui mitici King, Soldatino e Dartagnan.
Da qui in poi è tutto un susseguirsi si situazioni comiche, in cui orbita anche
lavvocato del Marchi (il bravissimo Mario Carotenuto), che approdano alla truffa
finale: sostituire durante il Gran Premio ippico, il fantino più bravo del mondo, ovvero
Jean Luis Rossinì, con un fenomenale Mandrake travestito, al fine di far perdere la
cavalla Bernadette e far vincere Soldatino. Durante il Gran Premio, Mandrake alla guida
della fortissima cavalla si fa prendere dall'eccitazione e non si riesce a trattenere dal
superare Soldatino e vincere per almeno una volta nella sua vita. Venuto a galla
l'imbroglio i quattro vengono processati, ma poi assolti in quanto si scopre che anche il
giudice (Adolfo Celi ) è un accanito giocatore, che finirà per entrare in società con i
quattro. In tutto questo turbinio di situazioni assistiamo ad un Gigi Proietti fenomenale
che con i suoi monologhi dimostra battuta dopo battuta di essere un artista vero, un
artista da teatro.
Un film da non perdere e da rivedere più volte, e ogni volta come se fosse la prima.
(Alessia Tosco)
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