Scienza

 



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Antibiotici - Quanto fanno bene?

A quasi ottanta anni dalla loro scoperta, gli antibiotici passano dal banco dei farmacisti a quello degli imputati, con l’accusa di perdere di efficacia ed esporre l’uomo a malattie, nuove e vecchie.

Tutti sappiamo cosa sono gli antibiotici ed a cosa servono: grazie alla loro assunzione possiamo guarire da infezioni e malattie d’origine batterica. Il loro nome (dal greco) significa, letteralmente,

“contro la vita” ed infatti sono sostanze chimiche prodotte da un organismo vivente per uccidere un altro organismo (o per impedirne la crescita). Quelli di origine naturale vengono ricavati da organismi quali batteri e funghi, mentre quelli di origine sintetica vengono prodotti industrialmente. La loro funzione è colpire i batteri senza causare danni alle cellule umane e la esplicano attaccando la parete che li riveste indebolendola e causando lo scoppio dell’intera cellula o  tramite l’inibizione della loro crescita agendo sui meccanismi di riproduzione e sviluppo che li caratterizzano.

Pochi, invece, sanno che un uso eccessivo di antibiotici o una assunzione non necessaria causa il fenomeno chiamato “antibiotico-resistenza”, che prevede la loro mancanza d’efficacia contro le cellule batteriche. 

Possiamo immaginare i batteri come organismi-colonizzatori ed il loro territorio di conquista è il nostro organismo, nel quale possono insediarsi e trovare nutrimento per crescere, svilupparsi e creare una popolazione sempre più numerosa. Di fronte ad un nemico come l’antibiotico, la loro strategia prevede un “adattamento” : mutano se stessi, la composizione della loro parete  cellulare (per renderla meno sensibile), o aumentando la sintesi di enzimi litici( che inattivano le molecole di antibiotico distruggendole), o ancora modificando il loro stesso DNA per essere meno riconoscibili dal nemico. Tuttavia, queste strategie di resistenza non possono essere attuate dai batteri se noi usiamo gli antibiotici nel modo corretto e quando strettamente necessario.

Occorre fare attenzione nell’assumere antibiotici solo in caso di infezioni batteriche e non per curare raffreddori o influenze virali (contro cui non hanno alcun effetto), inoltre seguire esattamente i tempi e le dosi di assunzione:se non rispettiamo gli intervalli tra una somministrazione e quella successiva o se prendiamo una quantità maggiore di quella consigliata diamo ai batteri il tempo di organizzare la loro difesa ed esprimere i loro caratteri di resistenza. Anche l’interruzione della terapia ai primi segni di miglioramento, prima dell’effettivo termine, causano fenomeni di antibiotico-resistenza: i batteri ancora in circolo si attrezzano per tornare presto sul campo di battaglia e spingerci in una ricaduta o per infezioni successive.

Infine, diamo fiducia al nostro medico quando ci dice che il mal di gola che abbiamo  non necessita di antibiotici. Ricordiamoci che solo lui può stabilire se siamo affetti da una patologia batterica o virale, richiediamo una visita accurata, eventualmente anche delle analisi per confermare la sua diagnosi, ma non forziamolo a prescriverci comunque una terapia antibiotica. Consideriamo che quest’ultima può, infatti, dipendere anche da fattori casuali, per esempio se siamo nel mese di giugno o gennaio (nel primo caso il medico non prescrive l’antibiotico come fa in pieno inverno) o se durante la visita abbiamo anche la febbre, o appunto se abbiamo aspettative di una precisa prescrizione.

L’abuso di antibiotici causa l’aumento dei fenomeni di resitenza, ci propone il rischio di ammalrci con tempi di guarigione molto più lunghi e concretizza l’incubo del ritorno di malattie che oggi crediamo debellate. Polmoniti ed otiti da pneumococco sono tornate ad essere infezioni molto diffuse, poiché il pneumococco ha acquisito resistenza alla penicillina, così come Salmonella è tornato a far vittime.


(Federica Silvetti)