Scienza

 



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Ricerca - Cercasi...ricerca

In Italia aleggia un’atmosfera di insoddisfazione per il presente e preoccupazione per il futuro. Siamo spinti a fare questa affermazione non solo da ciò che leggiamo sui giornali in merito agli accadimenti nel mondo politico o agli scandali di quello finanziario ed economico, ma soprattutto da ciò che vediamo sui volti della gente. Non c’è più l’ottimismo che fa progettare, ma il pessimismo che fa correre ai ripari.
Considero, come esempio, la Finanziaria proposta dall’attuale governo e gli effetti che avrebbe potuto avere (e che in parte avrà comunque) sulla ricerca nel nostro Paese. Nelle ultime settimane il premio Nobel Rita Levi Montalcini ha rilasciato numerose dichiarazioni per esprimere la sua opposizione ai tagli previsti appunto ai fondi per la ricerca, dicendosi contraria ad uno Stato che sembra incurante del rischio di fermare il progresso scientifico e minacciando di non sostenerlo. Come lei, altri esponenti della ricerca e dell’università hanno manifestato i loro pareri, affermandosi preoccupati da una politica che “azzoppa” l’Italia che per la ricerca già da anni non è più ai primi posti nel mondo. Infatti, è necessario non farsi ingannare dai numerosi nomi italiani che firmano studi, scoperte o semplicemente articoli: molti di loro pur essendo scienziati e ricercatori nostrani arricchiscono di scoperte altri paesi poiché in Italia, per un motivo o per un altro, non sono stati messi nelle condizioni di svolgere i loro studi.
Se andiamo a tirare le somme, oltre alla “fuga di cervelli”, sono molti gli ostacoli alle potenzialità della ricerca italiana ma la maggior parte sono riconducibili alla mancanza di risorse economiche, che non permette di fronteggiare le inevitabili spese e porta sempre più spesso al blocco di molte attività per cui vengono fermati i laboratori e paralizzati i loro operatori. "L’Italia ha tanto capitale umano e se non si finanzia la ricerca il Paese affonda. Noi siamo un paese povero di materia prima, ma ricchissimo di capitale umano. E la ricerca è il vero motore di un paese moderno, sia per le ricadute a livello sociale sia per quelle a livello economico." Con queste parole, la senatrice a vita Montalcini fa una precisa analisi della situazione italiana, anche nel mondo: un paese che non và avanti con la ricerca ed il progresso non è competitivo in un mercato che premia l’innovazione.
Vale la pena osservare anche qualche numero: in Italia abbiamo la metà dei ricercatori francesi, un terzo dei tedeschi, un decimo dei giapponesi ed un trentesimo degli americani. Non siamo un po’ indietro? Ma è inevitabile, poiché tutto si riflette anche sulle iscrizioni ai corsi di laurea scientifici: diminuisce sempre più il numero di ragazzi che scelgono di studiare materie come biologia, matematica, fisica o scienze naturali, ed inoltre aumenta il numero di studenti che, immatricolati, rimangono insoddisfatti dei percorsi proposti e decidono di cambiare facoltà, già dopo il primo anno.
Fare ricerca vuol dire portare progresso ed innovazione, che sono sicuramente due belle parole ma che hanno un significato ancora più interessante: vogliono dire, infatti, soluzioni a problemi di logistica, di comunicazione, ma soprattutto di sanità. Ricerca e sperimentazione vanno a braccetto verso cure per malattie, alcune più o meno debilitanti altre mortali, e verso il miglioramento della qualità della vita. E’ fondamentale non fermare tutto ciò, fosse solo per far sorridere un bambino a cui è stata ridata la gioia di vivere.
Da molti politici Rita Levi Montalcini è stata definita “intempestiva”, perché? Esistono forse momenti migliori e peggiori per preoccuparsi di eventi che bloccano il Paese ad uno stato di inadeguatezza scientifica?
Infine, preciso che nelle ultime ore il governo ha “ritrattato” i tagli alla ricerca, promettendo anche dei finanziamenti e facendo tirare un sospiro di sollievo agli addetti ai lavori per il triennio 2007-2009, ma la preoccupazione non passa, sono così tanti i campi di applicazione della ricerca che questa dovrebbe essere sempre attiva e non sospirare ogni tanto.


(Federica Silvetti)