Scienza

 



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Biologia - La mappa genetica degli italiani

Presto l’Italia avrà la sua mappa genetica!

E’ infatti iniziato lo studio del genoma degli italiani, che ci permetterà di ottenere l’intera sequenza di tutti i nostri geni, uno dopo l’altro. Lo ha dichiarato Luigi Luca Cavalli Sforza, professore emerito di genetica dell’Università di Stanford e padre dell’iniziativa, durante un suo intervento alla manifestazione “Bergamo Scienza”.

Ma come sarà possibile ottenere il genoma dell’intera nazione?

Tra i donatori di sangue, provenienti da tutta Italia, dalle grandi città ai piccoli paesi, verranno presi i 10 mila cognomi più rappresentativi della nostra nazione e sarà prelevato loro del sangue con il quale i ricercatori potranno studiare, appunto, il patrimonio genetico degli italiani.

La ricerca permetterà di studiare l’origine e la diffusione di determinate malattie genetiche, ricostruendo gli spostamenti degli italiani avvenuti in anni di migrazioni e matrimoni misti.

“La geografia dei geni è importante e và studiata in relazione ad un campo geografico il più ristretto possibile” afferma Luigi Luca Cavalli Sforza, studioso di genetica delle popolazioni, spiegando come sarà riposta molta attenzione anche ai villaggi e paesi più piccoli e meno popolati (poiché presentano un minor tasso di spostamenti degli abitanti). A partire dai campioni di sangue donati, “verranno studiati con indagini sofisticate il cromosoma y ed il DNA mitocondriale”,  il primo di sola origine paterna ed il secondo di sola origine materna, “quest’ultimo è di particolare interesse perché le donne si sono sempre spostate più degli uomini. Fino alla fine dell’ottocento, per le nozze, era più facile che fosse la donna a cambiare villaggio” spiega ancora lo studioso.

Oltre a ricostruire la storia della popolazione italiana in chiave genetica, la mappa che sarà elaborata costituirà un “campione sano” da confrontare con i profili genetici di persone malate, tale da identificare esattamente i geni coinvolti nelle patologie osservate e sarà quindi possibile capire quali fattori locali sono coinvolti nell’insorgenza di alcune malattie, quali terapie seguire per curarle, così come si creeranno i presupposti per ricerche che oggi non riusciamo neanche ad immaginare.

Il progetto fu presentato per la prima volta, dal suo stesso ideatore Luigi Luca Cavalli Sforza, già nel 2003, durante una assemblea nazionale dell’associazione Avis, principale collaboratore, ma un fraintendimento in merito alla privacy dei dati bloccava l’iniziativa.

L’affermazione della scelta dei campioni da analizzare in base al cognome dei donatori aveva creato confusione riguardo alla garanzia dell’anonimato. “E’ nostro interesse conservare l’anonimato delle persone che collaboreranno liberamente all’iniziativa” ha poi rassicurato Luigi Luca Cavalli Sforza.

Oggi sembra che la ricerca stia finalmente partendo e prevede, al fianco del suo ideatore, l’ Avis, che metterà a disposizione le sedi per i prelievi ed i donatori, ma anche la collaborazione della  società di ricerca Bgt, Biogenomic Technology, che presterà i suoi laboratori di biologia molecolare, del Ministero dell’Università e della Ricerca  e l’Università di Pavia.


(Federica Silvetti)